🎶 I canti della delegazione armena di Aram I canta per Papa Leone XIV - 20 maggio 2026

 


I canti armeni all'Udienza di Papa Leone XIV

20 maggio 2026 — Piazza San Pietro


Premessa

Nella mattina del 20 maggio 2026, Piazza San Pietro ha risuonato di voci millenarie. Per la prima volta nella storia recente del dialogo ecumenico, una delegazione della Chiesa Apostolica Armena — guidata dal Sua Santità Aram I, Venerato Patriarca della Grande Casa di Cilicia, Primate del Catholicossato di Cilicia con sede ad Antelias, in Libano — ha partecipato attivamente all'Udienza Generale del Mercoledì, affiancando Papa Leone XIV sul palco antistante la Basilica. Al termine dei discorsi ufficiali, il clero armeno ha intonato due canti: uno liturgico medievale, Ուրախ Լեր (Ourakh Ler), e uno che è diventato nel tempo l'inno non ufficiale del Catholicosato di Cilicia, Կիլիկիա (Giligia). Il gesto non era meramente folklorico né di cortesia protocollare: era teologico, memoriale e politico insieme, tipico di un grande Patriarca Orientale come il Santo Padre Aram I. In quella voce corale si condensava la storia di un popolo che ha perso la propria Cilicia nel Genocidio del 1915, che porta la sua Chiesa in esilio da più di un secolo, e che in quel momento cantava davanti al Vescovo di Roma la nostalgia e la fede di una nazione sopravvissuta. Sua Santità Papa Leone, nella sua opera di  rivivificazione della Chiesa Cattolica, che due giorni prima aveva ricevuto Aram I in udienza privata e aveva invocato la pace per il Libano — terra che ospita oggi la sede del Catholicossato — ha pregato insieme a loro, in un abbraccio liturgico di straordinaria intensità simbolica.

I. ԿԻԼԻԿԻԱ — Giligia (Cilicia)

Origine e significato istituzionale

«Cilicia» non è un canto popolare, benché sia molto amata. È una poesia di Nahabed Roussinian (XIX sec.) ricalcata su un poema francese intitolato Normandide, con musica del compositore ottocentesco Kaprield Yeranian, anch'egli armeno di Costantinopoli

La tradizione di cantare Giligia al termine della Divina Liturgia nella Cattedrale di San Gregorio Illuminatore del Catholicossato di Antelias ebbe inizio con il Catholicos Zareh I Payaslian (1956–1963), che amava profondamente questo canto. Da allora è diventato una sorta di marchio distintivo — un inno non ufficiale — del Catholicossato di Antelias, la cui sede fu per secoli a Sis, nell'Armenia storica della Cilicia. 

Testo in armeno (armeno occidentale, grafia classica)

Երբոր բացուին դռներն յուսոյ

եւ մեր երկրէն փախ տայ ձմեռ
Չքնաղ երկիրն մեր Արմենիոյ
երբ փայլի իւր քաղցրիկ օրեր
Երբոր ծիծառն իւր բոյն դառնայ
երբոր ծառերն հագնին տերեւ՝
ցանկամ տեսնել զիմ Կիլիկիա
Աշխարհ՝ որ ինձ ետուր արեւ

Տեսի դաշտերն Սուրիոյ
Լեառն Լիբանան եւ իւր մայրեր
տեսի զերկիրն Իտալիոյ
Վենետիկ եւ իւր կոնտոլներ
կղզի նման չիք մեր Կիպրեայ
եւ ոչ մէկ վայր է արդարեւ
գեղեցիկ քան զիմ Կիլիկիա
Աշխարհ՝ որ ինձ ետուր արեւ

Հասակ մը կայ մեր կենաց մէջ ուր ամենայն իղձ կ'աւարտի Հասակ մը ուր հոգին ի տենչ՝ յիշատակաց իւր կարօտի Յորժամ քնարն իմ ցրտանայ սիրոյն տալով վերջին բարեւ՝ երթամ ննջել յիմ Կիլիկիա
Աշխարհ՝ որ ինձ ետուր արեւ

Traslitterazione dall'armeno occidentale alla lingua italiana

Giligia

Yerpvor patsvin trner luso
Yev mer yergren pakh da tsmer,
Chknagh yergirn mer Armenyo
Yerp paileh yur kaghtsrig orer,
Yerpvor dzeedzern eer pouyn tarna,
Yerpvor dzarern haknin derev’
Tsangam desnel zim Giligia,
Ashkhar’ vor ints yedur arev.

Desi tashderen Suryo,
Liyarn Lipanan yev yur mairer,
Desi zergirn Idalyo,
Venedig yev yur gondolner,
Gughzi nman chik mer Gibrya,
Yev voch meg vayrn eh artarev
Keghetsig kan zim Giligia,
Ashkharh’ vor ints yedur arev.

Hasag muh ga mer genats mech,
Ur amenain eeghts g’avardi,
Hasag muh ur hokin ee dench’
Hishadagats yur garodi.
Horjam knarn eem tsrdana,
Siruyn dalov verchin parev
Yertam nenchel him Giligia,
Ashkhar’ vor ints yedur arev.


Traduzione italiana

I. Quando si aprono le porte della speranza e l'inverno fugge dalla nostra terra, quando la bella terra nostra d'Armenia risplende nei suoi giorni dolci — quando la rondine torna al suo nido, quando gli alberi si vestono di foglie — anelo a vedere la mia Cilicia, il paese che mi diede il sole.

II. Ho visto le pianure di Siria, il Monte Libano e i suoi cedri, ho visto la terra d'Italia, Venezia e le sue gondole — nulla eguaglia la nostra Cipro, e nessun luogo è davvero bello come la mia Cilicia, il paese che mi diede il sole.

III. Viene nella vita un'età in cui ogni desiderio si spegne, un'età in cui l'anima anela alla nostalgia dei suoi ricordi — quando la mia cetra si raffredda e dà all'amore l'ultimo saluto, andrò a dormire nella mia Cilicia, il paese che mi diede il sole.


II. ՈՒՐԱԽ ԼԵՐ, ՍՈՒՐԲ ԵԿԵՂԵՑԻ — Urakh Ler, Sourp Yegeghetsí

Origine e significato liturgico

Ուրախ Լեր è uno sharakhan (շարական), vale a dire un inno liturgico della tradizione musicale sacra armena. Il termine sharakhan designa propriamente una composizione poetico-musicale destinata all'ufficio divino, organizzata secondo gli otto modi della musica armena medievale; nel loro insieme, gli sharakanner formano il Sharakan, il libro liturgico per eccellenza della Chiesa Apostolica Armena, paragonabile per funzione all'Oktoechos della tradizione bizantina. Questo canto appartiene al terzo tono (Գձ — Getz) ed è un sharakhan del canone dedicato alla festa di Surb Shoghakath (Սուրբ Շողակաթ, «Santa Luce irraggiante»), ovvero il rito liturgico dell'Illuminazione, celebrato nelle solennità maggiori.

Il testo è in armeno classico, il grabar (գրաբար), la lingua sacra della Chiesa Armena fissata nel V secolo da Mesrop Mashtots con l'invenzione dell'alfabeto armeno, e rimasta intatta nella liturgia fino ai giorni nostri come il latino nella tradizione romana o il greco antico in quella ortodossa. La forma verbale լեր — da cui il titolo — è l'imperativo del verbo «essere» in grabar, corrispondente all'եղիր dell'armeno moderno: un imperativo che non ordina, ma invita, quasi supplica la Chiesa stessa a riconoscere la propria gloria.

Il canto intona la gioia della Chiesa che riceve da Cristo la propria corona di gloria, e si apre sull'immagine della «figlia di Sion» — la comunità dei credenti — chiamata all'esultanza perché la terra è diventata cielo. La scelta di questo inno per l'Udienza del 20 maggio non poteva essere più precisa: la settimana stava per concludersi con la Pentecoste, e il Papa stesso aveva scelto quel giorno per inaugurare una nuova serie di catechesi sulla liturgia come «vertice e fonte» della vita ecclesiale, richiamando la costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium. Cantare Ուրախ Լեր davanti a Leone XIV significava dunque portare nella piazza universale della Chiesa cattolica la voce più antica del Cristianesimo orientale, quella di una Chiesa che ha conosciuto la persecuzione, il martirio e l'esilio, ma che continua a «essere lieta» nella propria fede.

Ուրախ լեր, սուրբ եկեղեցի,
Քանզի Քրիստոս Արքայն երկնից
Այսօր պսակեաց ըզ քեզ խաչիւն իւրով,
Եւ զարդարեաց զամուրըս քո
Սքանչելի փառօք իւրովք:

Խնդա յոյժ, դուստր Սիօնի,
Քանզի երկիրս երկինք եղեւ,
Այսօր պսակեաց վերստին քո նորոգմամբ
Եւ թագաւορն երկնաւոր
Հաճեցաւ բնակիլ ի քեզ:

Ընդ դասս երկնաւոր զօրաց Վերառեալ տօնեմք Քեզ այսօր զանդադար փառատրութիւնս. 
Ուրախ լեր, հարսն անարատ,
Անքննին քո խորհրդով:


Traslitterazione dall'armeno occidentale alla lingua italiana

Urakh ler, sourp yegeghetsí, Kanzee Krisdos arkan yergnits Aysor psageats uzgez khachivun yoorov, Yev zartarets zamouruns ko Skanchelí parrok yoorovk.

Khntá yoydz, toustr Syoní, Kanzee yergirs yergink yeghev, Aysor psageats verstin ko norogamb Yev tagavorun yergnavor Hatsetsav pnagiyl ee kez.

Unt tass yergnavor zorats Verarel tonemp Kez aysor zantatar partatrotyuns. Urakh ler, harsun anarát, Anknnín ko khorhurtov.

Traduzione italiana

I. Sii lieta, santa Chiesa, poiché Cristo re dei cieli ti ha oggi incoronato con la Sua Croce, e ha ornato le tue mura con le Sue mirabili glorie.

II. Esulta grandemente, figlia di Sion, poiché questa terra è diventata cielo, oggi incoronata di nuovo dal tuo rinnovamento, e il re celeste si è compiaciuto di abitare in te.

III. Uniti ai cori delle forze celesti, elevati, celebriamo oggi per Te lodi senza fine. Sii lieta, sposa immacolata, nel Tuo imperscrutabile mistero.