"Patrimonio armeno cristiano a Bari - Sei Chiese della tradizione" di Carlo Coppola




La Chiesa di San Gregorio — tradizionalmente associata a San Gregorio l'Illuminatore, patrono dell'Armenia — si trova nel cuore di Bari Vecchia, a breve distanza dalla Basilica di San Nicola. Essa è una delle chiese consacrate più antiche della città, con origini collocate tra il X e l'XI secolo, e rappresenta una delle pochissime e preziose testimonianze architettoniche superstiti dell'epoca bizantina in Puglia.
 
Architettura e caratteristiche strutturali

L'edificio si sviluppa su una pianta longitudinale a tre navate concluse da absidi, configurando un impianto tipico delle chiese romanico-pugliesi impreziosito da forti influssi bizantini. La facciata è caratterizzata da eleganti bifore e cornici decorate, mentre lo spazio interno custodisce capitelli di diversa epoca e stile, che testimoniano un uso stratificato dei materiali e l'incontro di molteplici correnti artistiche. All'interno si conservano inoltre un pregevole crocifisso ligneo settecentesco, icone e statue storicamente legate alle suggestive processioni del Venerdì Santo.

Il legame storico con la comunità armena

San Gregorio faceva originariamente parte del complesso bizantino legato alla prestigiosa Corte del Catapano. Fu l'unico edificio sacro a essere risparmiato dalle demolizioni del 1089 volte a fare spazio alla costruzione della Basilica di San Nicola, a riprova della sua importanza civile e religiosa. Le fonti storiche rivelano che la chiesa divenne la cappella privata dei nobili Adralisto, una famiglia aristocratica di origine armena tra i primi beneficiati dopo la traslazione delle reliquie di San Nicola nel 1087. Ancora oggi, la chiesa facente parte del Patrimonio della Basilica di San Nicola, ospita celebrazioni di rito orientale,  mantenendo intatto lo storico ponte con l'Oriente cristiano.




Situata insolitamente nell'area industriale di Bari, fuori dalle mura della città storica, sorge la Chiesa di San Giorgio degli Armeni (nota anche come San Giorgio Martire), straordinario reperto medievale rurale.

Origini e controversia storica

Documenti diplomatici medievali attestano che il tempio fu eretto nell'XI secolo da un cittadino armeno di nome Mosese.
Esiste tuttavia un vivace dibattito storiografico, guidato da studiosi come Nino Lavermicocca, circa l'identificazione di questa struttura: alcuni ritengono che la chiesa eretta da Mosese fosse in realtà un edificio omonimo situato anticamente all'interno della Corte del Catapano (dove oggi sorge la Basilica nicolatiana), e non la struttura extra moenia visibile in contrada San Giorgio.

Struttura architettonica e stato di conservazione

La chiesa presenta una pianta centrale a croce greca contratta con cupola, modello diffusissimo tra le chiese romanico-bizantine pugliesi (con forti affinità con la Chiesa di San Vito a Corato e San Basilio in agro di Giovinazzo). Nonostante sia tutelata da vincoli storici da diversi decenni, la struttura ha sofferto l'incuria del tempo e discutibili restauri nel 1920 che ne hanno alterato la fisionomia originaria con stucchi decorativi. Di recente, gli accessi sono stati protetti da murature per scongiurare vandalismo, preservando questo fondamentale tassello della Puglia rurale e bizantina.


3. Chiesa di Santa Pelagia (oggi Sant'Anna)

Sita in Strada Palazzo di Città, lungo il tracciato della via Francigena, la chiesa di Sant'Anna era anticamente dedicata a Santa Pelagia. Risalente all'XI secolo, rappresenta un esempio sublime di eclettismo culturale: la facciata a capanna a navata unica mostra splendide formelle marmoree con animali fantastici di chiara ispirazione orientale.
La tesi scientifica di Nino Lavermicocca suggerisce che Santa Pelagia costituisse, insieme alla vicina Sant'Onofrio, il fulcro di un vero e proprio quartiere armeno situato nei pressi della Cattedrale. Questo nucleo urbano era caratterizzato da luoghi di culto dedicati a santi cari alla tradizione armena — quali Prisco, Procopio, Pancrazio e Mauro — a conferma di una comunità non isolata, ma strutturata e influente.


4. La Chiesa di San Giovanni a Mare (San Giovanni Crisostomo)

Ai margini di Bari Vecchia sorgeva anche la splendida chiesa di San Giovanni detta popolarmente S. Giovanni a Mare, fondata nel 1032 con il titolo originario di San Giovanni Prodromos (il Battista). Se ne parla anche nella "Leggenda di Kiev" che la ricorda come luogo in cui furono custodite nelle prime ore le reliquie di San Nicola appena giunte a Bari. Sebbene dal 1957 sia dedicata a San Giovanni Crisostomo (affidata al rito greco-bizantino per la comunità giuliano-dalmata), la sua fondazione originaria è squisitamente armena, trasformata nei secoli, subì vari crolli dovuti a terremoti e forse incuria, fino a diventare cappella e mausoleo della famiglia patrizia dei Calò-Carducci.
La tradizione tramanda che l'edificio originario sia stato fondato da due monaci armeni giunti da Ceglie, esponenti di quel monachesimo orientale che si diffuse capillarmente nel territorio barese durante l'Impero Bizantino. Sotto la pavimentazione attuale, risalente alla ricostruzione del tardo XIII secolo, riposano i resti archeologici di questa primigenia e affascinante fabbrica medievale.


5. La Chiesa Rupestre nell'Ipogeo della Caravella

Un’ulteriore e straordinaria testimonianza della capillarità di questo patrimonio è rappresentata dalle chiese rupestri e dagli ipogei ubicati nell’area di Lama Picone a Bari, in particolare l’Ipogeo della Caravella (o complesso ipogeo di via Martinez/Masseria Milella) e la vicina chiesa rupestre di Santa Candida. L’Ipogeo della Caravella, tipico dell’insediamento rupestre medievale pugliese, è un vasto sistema sotterraneo scavato nella roccia calcarea, con corridoi, sale e ambienti multifunzionali databili tra l’VIII e l’XI secolo circa. Questo sito custodisce tracce inequivocabili del passaggio e della sosta di pellegrini, mercanti e monaci orientali. Tra i suoi ambienti interamente scavati nella roccia, la presenza di iscrizioni e croci devozionali di chiara matrice armena — che richiamano lo stile delle khachkar stilizzate — attesta come la spiritualità caucasica ed eurasiatica avesse colonizzato non solo i centri urbani e i templi di superficie, ma anche gli spazi ipogei più nascosti. Nelle immediate vicinanze si trova la chiesa rupestre di Santa Candida, la più grande basilica rupestre della Puglia (circa 120 m²), con una pianta a ventaglio di quattro navate e cinque absidi, costruita tra il IX e l’XI secolo (o forse anche prima, in epoca paleocristiana-altomedievale) da comunità religiose bizantine. Caratterizzata da pilastri tozzi, arcate, nicchie aniconiche e tracce residue di iscrizioni e affreschi (tra cui nomi di santi come Candida, a cui è dedicata), rappresenta un altro importante nodo di culto sotterraneo nella stessa area di Lama Picone.

6. L'ipotesi di Sant'Eustrazio nella Corte del Catapano

Un'ultima suggestione riguarda la scomparsa chiesa di Sant'Eustrazio martire, situata dalle fonti all'interno del Pretorio bizantino. Abbattuta alla fine dell'XI secolo per la riorganizzazione urbana successiva all'arrivo delle spoglie di San Nicola, i suoi resti giacerebbero ancora sotto la Corte del Catapano. Questa area comprendeva una serie di cappelle di matrice orientale e armena, tra cui San Procopio, non più esistente (che le fonti documentarie farebbero risalire al 1020).