"Ieri sera" di Rouben Sevag trad. Tamar Badalyan commento di Carlo Coppola




ԵՐԷԿ ԳԻՇԵՐ 

Օր. Léna De Cosmisին

Լսեցի՞ր դուն երէկ գիշեր պատուհանէդ,
Երբ սէրերուս գիշերամոլ դեւերուն հետ,
Ու սուգերուս հսկաներուն հետ խօլապար,
Մայթի՛ն վըրայ, ձիւնի՛ն վըրայ, երբ խօլաբար,
Երբ հեգնաբա՛ր կը վազէի ու կու լայի,
Երէկ գիշեր, սառ մայթերուն վրայ ամայի
Հեծքը քայլիս՝ քու երգերուդ մէջ զուարթուն՝
Լսեցի՞ր դուն...:

Ու դիտեցի՞ր երէկ գիշեր վարագոյրէդ,
Երբ տանջուո՛ղ, չի հասկցուած քամիին հետ,
Ու խաւարին ոգիներուն ալ հետ բոլոր,
Տառապանքիս ճամբաներէն քայլամոլոր,
Երէկ գիշեր մութ պատուէրիդ երբոր հըլու՝
Կը տանէի հեռաւոր փո՛ս մը թաղելու
Սրտիս գազի՛ր դիակը դէ՛ռ տա՛ք, տրոփո՛ւն,
Դիտեցի՞ր դուն...:

Ու լացի՞ր դուն պատուհանիդ քով ինքնիրեն,
Երբ տրտմօրէ՛ն, ու հեգնօրէ՛ն, վայրագօ՛րէն,
Իջնող ձիւնին ու ուրոյցքին մէջ քամիին՝
Թափառայած քայլերս ոճիրն կը քաւէին
Օ՜ր մը ճամբուս վրայ հանդիպա՛ծ ըլլալու քեզ...:
Օ՜, դո՛ւն որ մո՛ւթ կը ծնունիս ու թո՛յն կ'երկնես,
Երէկ գիշեր վարագոյրիդ ետին արթուն,
Չի լացի՞ր դուն...:

17 Յուլիս 1908 Լօզան

Ռ. ՍԵՒԱԿ


Traduzione in italiano

IERI SERA 

Alla Signorina Léna De Cosmis

L'hai sentito ieri sera dalla tua finestra, quando con i demoni notturni dei miei amori, e con i giganti dei miei lutti, in una danza folle, sul marciapiede, sulla neve, quando follemente, quando ironicamente correvo e piangevo, ieri sera, sui gelidi marciapiedi deserti il gemito del mio passo, sveglio fra i tuoi canti, l'hai sentito...?

E hai guardato ieri sera dietro la tua tenda, quando con il vento tormentato e incompreso, e con tutti gli spiriti delle tenebre, smarrito lungo i sentieri della mia sofferenza, ieri sera quando, obbediente al tuo mastro ordine, trascinavo verso una fossa lontana da scavare il crudele cadavere del mio cuore ancora caldo e palpitante, hai guardato...?

E hai pianto da sola accanto alla tua finestra, quando tristemente, e ironicamente, ferocemente, nella neve che cadeva e nel gonfiare del vento, i miei passi erranti espiavano il crimine di averti un giorno incontrata sul mio cammino...? Oh, tu che partorisci oscurità e crei veleno, ieri sera sveglia dietro la tua tenda, non hai pianto...?

17 Luglio 1908 Losanna 

R. SEVAG


Commento al testo di Carlo Coppola

Ieri sera (Երէկ Գիշեր) si configura come una lirica di straordinaria forza drammatica ed espressiva, perfettamente calata nel clima del Simbolismo e del Neoromanticesimo europeo di inizio Novecento. Riportiamo qui un esempio del suo talento poetico: si tratta di un componimento tratto dalle pagine del mensile illustrato di letteratura e arte «Hayreniki Knar» («La Lira della Patria» o «La Lira Armena») — celebre rivista di Costantinopoli che rappresentò un punto di riferimento fondamentale e una culla espressiva per la fervida generazione di intellettuali e poeti armeni occidentali dell'epoca — e pubblicato nel numero di agosto del 1908 (Anno I, N. 8). La poesia, scritta a Losanna il 17 luglio 1908, è dedicata, come si legge nel sottotitolo, a Léna De Cosmis, che nel febbraio 1913 sarebbe divenuta la prima moglie del poeta Hrand Nazariantz.
Nel componimento, l'autore proietta sul paesaggio urbano di Losanna — gelido, deserto e notturno — uno stato d'animo tormentato e febbrile, trasformando la notte e la neve nei teatri interiori di una sofferenza d'amore quasi demoniaca.
La struttura della poesia si fonda su un incalzante interrogativo rivolto alla figura femminile. Attraverso tre domande retoriche in climax («L'hai sentito...?», «Hai guardato...?», «Non hai pianto...?»), il poeta scandisce il proprio pellegrinaggio notturno, muovendosi tra allucinazioni e visioni allegoriche: i «demoni notturni» degli amori passati, i «giganti dei lutti», il «vento tormentato» e gli «spiriti delle tenebre». La figura della donna, distante e protetta dietro le tende della sua finestra, rimane una presenza ambigua, al tempo stesso musa, giudice e creatrice d'ombra («tu che partorisci oscurità e crei veleno»).
Di particolare suggestione è l'immagine centrale del «crudele cadavere del mio cuore ancora caldo e palpitante», che il poeta trascina come in una processione funebre obbedendo a un ordine supremo: il sentimento d'amore viene vissuto come una colpa, un «crimine» la cui unica espiazione è il vagabondare tra la neve.
La dedica a Léna De Cosmis — inserita nel contesto editoriale di «Hayreniki Knar» — conferisce al testo un'intensa preziosità biografica e storica. Prima ancora che la sua vita si intrecciasse indissolubilmente con quella di Nazariantz, la figura di Léna emerge qui come icona di un ideale poetico alto e tormentato, capace di ispirare versi intrisi di dolente bellezza, rigore formale e vibrante modernità.