"ՎԱՐԴԸ - La Rosa" di Romanos Melikyan originale di J. W. von Goethe trad. armena. di Hovhannes Tumanyan






Փոքրիկ տղան մի վարդ տեսավ,
Տեսավ մի վարդ դաշտի միջին.
Վարդը տեսավ, ուրախացավ,
Մոտիկ վազեց սիրուն վարդին,
Սիրուն վարդին, կարմիր վարդին,
Կարմիր վարդը դաշտի միջին:

Տղան ասավ. - Քեզ կպոկեմ,
Այ կարմիր վարդ, դաշտի միջին,
Վարդը ասավ. - Տես, կծակեմ,
Որ չմոռնաս փշոտ վարդին,
Փշոտ վարդին, կարմիր վարդին,
Կարմիր վարդը դաշտի միջին:

ՈՒ անհամբեր տղան պոկեց,
Պոկեց վարդը դաշտի միջին,
Փուշը նրա ձերքը ծակեց.
Բայց էլ չօգնեց քնքուշ վարդին,
Քնքուշ վարդին, կարմիր վարդին,
Կարմիր վարդը դաշտի միջին:

Traduzione Italiana Tamar Badalyan

Un piccolo ragazzo vide una rosa,
Vide una rosa in mezzo al campo.
Vide la rosa, si rallegrò,
Corse vicino alla bella rosa,
Alla bella rosa, alla rosa rossa,
La rosa rossa in mezzo al campo.

Il ragazzo disse: — Ti coglierò,
Ehi, rosa rossa in mezzo al campo!
La rosa disse: — Guarda, ti pungerò,
Affinché tu non dimentichi la rosa spinosa,
La rosa spinosa, la rosa rossa,
La rosa rossa in mezzo al campo.

E l'impaziente ragazzo la colse,
Colse la rosa in mezzo al campo,
La sua spina gli punse la mano,
Ma ormai non servì a nulla alla tenera rosa,
Alla tenera rosa, alla rosa rossa,
La rosa rossa in mezzo al campo.

Commento ed esegesi di Carlo Coppola

Il testo proposto è la raffinata e celebre versione armena — ad opera di Hovhannes Tumanyan — del celebre poema lirico Heidenröslein ("Rosellina della landa") composto da Johann Wolfgang von Goethe nel 1771. Nel panorama della letteratura armena, Tumanyan non si limita a realizzare una mera traduzione parola per parola, bensì riplasma la struttura ritmico-musicale germanica restituendola con una musicalità nativa e fluida, fortemente intrisa del gusto popolare e lirico che caratterizza la sua produzione. Il componimento mette in scena un dialogo essenziale e metaforico tra un ragazzo e una rosa selvatica vista in mezzo a un campo. La narrazione si sviluppa attorno alla tensione drammatica tra il desiderio impulsivo di possesso e la strenua difesa della propria libertà e integrità. La rosa, simbolo di bellezza incontaminata, grazia e natura selvatica, attrae immediatamente il giovane, il quale reagisce non con il mero apprezzamento contemplativo, ma con la volontà immediata e irruente di coglierla, appropriandosene. Il dialogo intermedio costituisce il cuore concettuale dell'opera: la rosa avverte il ragazzo che, pur di non essere dimenticata e di difendere se stessa, lo pungerà con le sue spine. La spina diventa così l'unico strumento di resistenza di chi è fragile, un monito che punta a lasciare un segno indelebile e doloroso nella memoria di chi agisce con prevaricazione. L'epilogo, tuttavia, evidenzia l'inevitabilità della sopraffazione: l'impazienza del ragazzo prende il sopravvento ed egli coglie la rosa, rimanendo effettivamente ferito dalla spina. Ma la difesa della rosa si rivela tragicamente vana per la sua stessa sopravvivenza, poiché la sofferenza inflitta al ragazzo non riesce a salvarla dal proprio destino di distruzione. Attraverso una struttura iterativa e un ritornello costante che scandisce il ritmo con ipnotica dolcezza, la poesia riflette con profonda delicatezza sulla fragilità della bellezza di fronte all'egoismo umano, sull'ineluttabilità delle conseguenze delle proprie azioni e sull'amaro prezzo che il desiderio smodato impone sia a chi lo subisce sia a chi lo persegue.