Il Campo degli Armeni di Raffaele Carrieri

 


Amico, vecchio mio, era aprile
era la prima domenica d’aprile
e ulivi c’erano come a Betlemme.
Il gallo cantava nella vigna
e il cielo era un muro.
Come un muro era il cielo
sopra la mia vita: altro porto
non avevo che le tue braccia.
Rimani mi dicesti e io restai:
entrai nel tuo occhio
come foglia patita nel ruscello.

Datteri e latte mi porsero le vedove
le vergini lasciarono i telai
e intorno si misero a cantare.
Più fresche delle arpe eran le voci
e delicate più del rossignolo
che la solitudine consola.
La cenere mi tolsero dal cuore
e le radici dei veleni antichi
sciolsero il nodo dell’oblio.
Parole non udivo ma sospiri
di suoni: passavano carovane
nelle voci come fili nella cruna.

e bianco: non c’erano cavalli
né grano ma cespugli di spine
con bambine vestite di lino.
Prati verdi con vedove nere
I morti non si vedevano appesi
come grappoli al pergolato.
Ogni donna aveva il suo uomo
seduto sopra il cuore
come la rosa nel bicchiere.

La donna della giara faccia
bianca vide dentro l’acqua
e dal fondo si sentì chiamare.
Al Campo degli Armeni un pozzo
c’era un secchio e una corda.
Un pozzo c’era e un’acqua sola
ma ogni donna dentro vi scorgeva
volto diverso e diverso pallore
e lamento sentiva d’altra voce.

Silenzio dicesti buona gente:
questa è la storia del bianco
fantasma. Appeso alla corda
ritorna. Ogni giorno ogni sera
ritorna. Anche la notte ritorna.
Appeso alla corda col silenzio
ritorna. Come il vento alla luna
ritorna. Vena aperta sul collo
e foglia rossa sulla fronte.
Non svegliatelo buona gente:
lasciatelo dormire sull’acqua.

Tornarono le donne ai telai
a intrecciare lana con lana.
Come in sogno vedevo mani,
vedevo crisalidi di mani
e mani incompiute vagare.
Vedevo salire e scendere mani
e mani battere contro la lana.
Ad ogni trama, nodo dopo nodo
pettirosso diventava il cammello
e pesce di fiume la pecora.

Venne la sera e fuochi accesero
nel Campo: non c’erano più vedove
sul prato e deserti erano i telai
come battelli in alto mare
come battelli senza marinai.
Immobile era la corda il secchio
e l’acqua e voce non si udiva
in fondo al pozzo: alta luna,
quieta luna su l’acqua riposava.
Rimani mi dicesti e io restai.