sabato 2 maggio 2015

P. Francesco Divittorio da Rutigliano e Compagni martiri in Armenia nel 1920

di Carlo Coppola
Francesco Di Vittorio
Padre Francesco Divittorio
 (Francesco da Rutigliano)

Nel 1974 veniva pubblicato da Padre Francesco Vito Gagliardi O.F.M. per i tipi della casa editrice il Doge di Castellana Grotte (BA) il volume Sangue in Cilicia: Il Servo di Dio Padre Francesco di Vittorio e compagni Francescani Martirizzati in Armenia. 

Quella di Padre Francesco Paolo di Vittorio, spesso citato come padre Francesco da Rutigliano, è una vicenda ancora poco nota e che nell'anno in cui si ricorda il Centenario del Genocidio Armeno va certamente ripresa con vigore, al fine di rilanciare il processo canonico.
A fornirne notizie oltre a Padre Gagliardi - che poté certamente accedere a fonti dirette essendo nipote del Padre di Vittorio - vi sono i confratelli Cristoforo Alvi, Archivista della Custodia di Gerusalemme, padre Gino Concetti e padre Pio d'Andola, e vari articoli di Antonio d'Alba, Nicola Giampaolo, Gianni Capotorto.
Stephan Yalinkatian
p. Stefano Yalinkatian 
da Maraş

Nel 2005 il Ministro Generale dell'Ordine dei Frati Minori, José Rodríguez Carballo, O.F.M. oggi Arcivescovo di Belcastro, aprì la causa di Beatificazione di Padre Francesco Divittorio e dei suoi compagni.
Insieme a Padre Francesco la causa comprende anche il martirio di alcuni suoi compagni di missione martirizzati fra il 21 e il 23 gennaio 1920 presso Maraş in Turchia. Il luogo è ancora oggi tristemente noto per stragi e disordini contro la popolazione civile, avvenute anche alla fine degli anni '70 del Novecento (sulla strage di Maraş del 1978 si veda anche: http://www.uikionlus.com/un-marchio-nero-sulla-turchia-la-strage-di-maras/). 

Nel 1920 il primo in ordine di tempo fu P. Stephan Yalinkatian (Stefano da Maraş) martirizzato il 21 gennaio 1920 nella sua chiesa e  tra i suoi parrocchiani. Era nato nella stessa antica città della Cilicia nel 1861.
Il 23 gennaio furono, invece, martirizzati presso Mucuk Deresi, a poca distanza da Maraş padre Francesco Divittorio (Francesco da Rutigliano) che era nato nel 1882 a Rutigliano in provincia di Bari, il fratello laico Alfred Dollencz (Alfredo da Nagyszentmiklòs) nato a nel 1853 in Sânnicolau Mare (nei pressi di Nagyszentmiklós).
Insieme a padre Di Vittorio e al fratello laico Dollecz, subì martirio un altro fratello laico Salvatore Sabatini (Salvatore da Pizzoli). "Nacque a Pizzoli il 12 dicembre 1875 da Giuseppe e Santa Narducci e lo stesso giorno fu battezzato dall’allora Parroco Giovanni Battista Gioia nella Chiesa di S. Stefano al Monte insieme a sua sorella gemella Nazarena. Appena ventenne entrò nell’Ordine francescano e nel 1897 ottenne di potersi recare nelle terra di Gesù, la Terra Santa dove rimase fino al 12 gennaio 1898 e dove fece la sua professione solenne l’8 dicembre 1899. Avendo appreso bene la lingua turca, fu inviato in missione in Turchia precisamente a Mugiukderesi. Con lui c’erano altri due frati P. Francesco De Vittorio da Rutigliano e fr. Alfredo Dollenz da Magy-Sz.Miklos. In quella missione aprirono un ospizio per gli orfani della guerra che aveva distrutto completamente e la missione e la cristianità. Allo scoppiare dei massacri del gennaio 1920 furono ospitati da un tale, Leuimen Oglu Alì, apparentemente amico, che mise a disposizione dei frati e dei bambini tutta la sua casa. In realtà Leuimen Oglu Alì non fece altro che ingannare i frati e i bambini che erano con loro, ed insieme ad altri carnefici, a colpi di fucili e revolver, trucidarono tutti i bambini e i tre frati. Non contenti di ciò, saccheggiarono la chiesa, l’ospizio e le case dei cristiani incendiando finalmente quanto restava. Molto probabilmente tutto questo accadde il 23 gennaio 1920. Il nostro glorioso concittadino Salvatore Sabatini, immolò la vita per Gesù Cristo e per difendere la vita di quei trenta orfanelli."
Salvatore Sabatini
frat. Salvatore Sabatini 
da Pizzoli
"Ai francescani di Terra Santa appartiene la gloria di aver fondato nel 1883 il villaggio di Magiuk-Deresì (valle dei moscerini) sui fianchi del Tauro. Fino ad allora il luogo era un gruppo di “case” composto di alcune famiglie armene sperse in lungo e in largo sulle montagne. Il P. Marcellino Nobili da Montefranco, vista la difficoltà pastorale che provocava questa posizione così dispersa di fedeli, comprò un vasto terreno per 3000 piastre turche al fine di insediarvi il nuovo villaggio. L’anno seguente già aveva intorno la Missione un paesello di 22 case che poi crebbero progressivamente. La persecuzione del 1895 fu particolarmente dolorosa per questo villaggio. I quattro cavalieri dell’Apocalisse: fame, peste, guerra e morte si abbatterono su di loro. Il Superiore della Missione P. Salvatore Lilli da Cappadocia, ricevette, il 22 Novembre la palma del martirio con 11 dei suoi parrocchiani. Sette li veneriamo ora come Beati. L’anno seguente i francescani erano di nuovo in Mugiuk-Deresì ricostruendovi chiesa, convento e l’indispensabile orfanotrofio. Ma la parentesi di pace durò poco. La prima guerra mondiale era da poco terminata. Il 23 Gennaio 1920 il villaggio e i tre religiosi che formavano la comunità: P. Francesco Di Vittorio, Fr. Alfredo Dollentz e Fra Salvatore Sabbatini furono proditoriamente assassinati nella casa del turco Loimen Oghlu Alì, dove avevano ricevuto falsa ospitalità il giorno prima. Con loro furono massacrati i 40 bambini dell’orfanotrofio. Questa sanguinosa tragedia avvenne nel comune Kaichli a due chilometri a nord di Magiuk-Deresì. Oltre alle citate missioni dove i francescani risiedevano personalmente, i missionari servivano altri paeselli sparsi in diverse parti della cordigliera del Tauro. Così in Bonduk il P. Materno Murè aveva edificato una residenza con cappella e scuola gratuita. Le stazioni missionarie di Tembuk, Aguiolar, Fernes, Gorksum, Ghibilguil, Gueven e Arable, a un tiro di balestra da Jenige-Kalè erano visitati regolarmente dai francescani per celebrarvi i Santi Misteri e fare la catechesi ai cristiani."
Sulla vicenda registriamo un'altra testimonianza, quella di seconda mano quella di P. Pasquale Castellana nato a Favara (AG) e Missionario in Medio Oriente per oltre 70 anni: "(...) Me lo raccontò il P. Eutimio Castellani quando, durante la Seconda guerra mondiale (1940-1943) eravamo internati (perché italiani nemici dell’Inghilterra - n.d.r.) nel campo di concentramento a Emmaus, a dodici chilometri a ovest di Gerusalemme. Nel 1918, subito dopo la Prima guerra mondiale, i Superiori destinarono il P. Francesco Di Vittorio da Rutigliano (Bari) come missionario in Armenia. C’era da aprire scuole, orfanotrofi, chiese ecc... Ma c‘erano anche tante incertezze e tanta insicurezza. Bisognava ubbidire, e il P. Francesco saluta suoi confratelli uno a uno. Al P. Eutimio Castellani, uscendo dalla sua camera gli dice: - Andiamo a Morire! Con l’inizio dell’anno 1921 (si tratta chiaramente del 1920 - n.d.r.) ricominciarono i massacri nei villaggi attorno a Mar’ach, dove P. Stefano Yalinkatyan francescano armeno, di 51 anni, fu bruciato vivo nella sua chiesetta, assieme ai suoi parrocchiani. Ci perse la vita anche il P. Alberto Amarisse da Cave, di 46 anni, ucciso anche lui nella chiesa assieme ai suoi fedeli. Il 23 gennaio del 1921 (si tratta chiaramente del 1920 - n.d.r.) fu il turno del P. Francesco; aveva 38 anni; era il più giovane. Assieme a lui furono massacrati Fra Salvatore Sabatini, abruzzese, di 45 anni, Fra Alfredo Dollentz, Ungherese, di 67 anni, e trenta orfanelli armeni."

Francesco Nazzareno Amarisse
p. Alberto Amarisse
 da Cave
A Yenicekale, sempre presso Maraş, subì il martirio il già citato padre Francesco Nazzareno Amarisse noto come (Alberto da Cave) nato a Cave (Roma) il 10 maggio 1874.
"Fra Alberto Amarisse entrò nell’ordine francescano e compì il noviziato a Nazareth, dove emise la prima professione religiosa il 24 settembre 1891.
La sua consacrazione al Signore mediante i voti solenni avvenne il 3 ottobre 1895, nella Grotta della Natività a Betlemme. 
Grazie alla sua conoscenza della lingua turca i francescani della Custodia di Terra Santa lo mandarono in missione in Armenia Minore, attuale Turchia, dove vi rimase anche quando durante la prima Guerra Mondiale tutti i missionari furono espulsi dalle autorità locali. Nel 1919 i superiori lo destinarono in missione a Jenige-Kalé, uno dei villaggi armeni che aveva subito distruzioni e devastazioni. Agli inizi dell’anno seguente la comunità di fedeli che egli curava fu presa di mira dal fondamentalismo islamico turco e il francescano, insieme ad una trentina di orfani, trovò la morte nell’incendio appiccato nell’edificio che li ospitava. Era il 23 gennaio 1920."

Così scriveva padre Alberto alcuni anni prima della sua morte:  

Marasc, 28 aprile 1909


R.ndo Padre Segretario

Oggi alle 10,30 antimeridiane si sente dalla fortezza il fragoroso rimbombo dei cannoni i quali non già distruggono la città, ma bensì rallegrano questa povera gente scolorita e smunta dall’incubo dei massacri. I dellal, pubblici banditori, annunziano con festoso grido il nuovo Sultano, le vie si ripopolano di cristiani e la città intera prende l’antico aspetto giocondo.
Questa pubblica allegrezza, Reverendo Padre mio, mi ha in parte sollevato il cuore; le dico in parte, perché mi lacera il cuore il sapere che migliaia di bimbi si trovano sulle montagne raminghi e senza pane e che molti villaggi cristiani per timore si son fatti musulmani. E tra questi villaggi si numerano per ora Tavullè, Calalè, Dutalè e Anegeck.
Qui in Marasc solamente sabato (17 aprile) si ebbe un massacro, in cui furono uccisi una quindicina di cristiani ed una quarantina di feriti e sarebbe stato assai più tremendo se il Governo locale non avesse preso subito energiche misure. In quel giorno un migliaio di persone si rifugiò al nostro Ospizio, e, dopo tre giorni, i meno paurosi cominciarono a ritornarsene alle loro case; gli altri poi questa mattina lieti e contenti con le loro famigliole, con mille ringraziamenti, se n’andarono nei loro quartieri. A dir vero, fra tanta gente, accampata nel nostro Ospizio, vi era abbastanza ordine, sicura di trovarsi sotto buona tutela, difesa dai soldati gentilmente inviatici dal Governatore. Nei nostri villaggi circonvicini, cioè Mugiukderesi, Jenige-Kalè e Bunduch, fuori di un panico tremendo, non accadde nessun doloroso avvenimento; solo in Donkalè due messeri di nome Alì e Mustafà Rahmage cominciarono a suscitare mali umori tra cristiani e turchi, ma presto questi due esseri pericolosi furono chiamati in Marasc dal Governatore al redde rationem.
Il massacro fu terribile nel vicino villaggio di Asciflì, in cui furono incendiate 74 case e uccise 16 persone. Bagkce, Hassenbei, Karne con altri undici villaggi furono incendiati, le vittime, per ora, non si possono enumerare con certezza. Vennero al nostro Ospizio da quelle parti alcune persone per domandare l’elemosina; queste colle lagrime agli occhi mi assicurarono che centinaia di cristiani in quelle parti furono uccisi, centinaia di spose dopo di essere state… furono uccise, centinaia di orfani per paura di essere anch’essi uccisi si rifugiarono nei boschi ove si alimentano di erbe. Ricevetti anche una lettera di Fendegiack, in cui si attestano le medesime sventure ed implorano la carità cristiana. La carità cristiana solamente potrà lenire le pene di questi poveri sventurati e derelitti, e porre un argine alle calamità che provengono dalla fame. Io mandai a quei poverini 108 chilogrammi di farina; il resto, son sicuro, lo farà la Divina Provvidenza.
Accolga, R. P. Segretario, i miei sinceri ossequi e mi creda sempre
D. S. P. Rev.da
Umile Confratello
Fra A. Amarisse
O. F. M.


La causa di canonizzazione è affidata alle cure del postulatore generale dell'Ordine dei Frati Minori Francescani, P. Giovangiuseppe Califano, ofm.

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