venerdì 17 aprile 2015

Lettera ad un giornalista nazionale sulla Questione Armena a Bari


Gentile signora,
Ho appena letto un articolo sul sito del suo giornale e appena scendo nel treno sarà mia cura acquistare anche copia cartacea.

Le voglio precisare alcune notizie a proposito di una certa  Petizione a favore della salvaguardia del villaggio Armeno "Nor Arax" Bari e le preciso aggiungo che nessuno di noi vuol farne "un museo", tantomeno "un museo in casa di altri".
L'idea della petizione riguarda invece la pura salvaguardia della memoria dei luoghi e soltanto quello. 
Fino a ieri, fino alle parole del Santo Padre Francesco, in pochi ricordavano il genocidio armeno: un atto della memoria   - cosa assai complicata al giorno d'oggi - che è un impegno per cui combattiamo da tempo.
Grazie a Lei, e tanti giornalisti italiani oggi è possibile rimuovere le barriere del tempo. 
Noi non chiediamo nulla a nessuno, non pretendiamo oggi le terre perdute nell'Anatolia, né di musealizzare, come ho detto, in casa d'altri. 
La memoria ci serve a dimostrare che il popolo armeno non è stato sconfitto, distrutto dalla macchina di morte premeditata, studiata, organizzata attuata strategicamente dalle cancellerie tedesche, e da quella del Sultano. 
La presenza Bari è la testimonianza viva di una rinascita dei sopravvissuti al Genocidio Armeno. 
È la Memoria dell'impegno del professor Hrand Nazariantz il quale rinunziò alla fama internazionale per stare accanto ai suoi con patrioti di una patria non più esistente.
Quanto oggi con la Patria mitica coincida la Repubblica post comunista di Armenia, in molti, in tutto il mondo se lo domandano ma resta la fiducia nei simboli: il monte Ararat, il fiume Arasse, la melagrana, il buco oscuro in cui San Gregorio Illuminatore fu tenuto prigioniero, l'arte sacra e profana, la musica mitica del duduk che ricongiunge la terra al Cielo.
L'Armenia è nei nostri cuori e per i nostri cuori occorre conservarne la memoria prima che altri smantellino, cancellino, debellino facendo riferimento ai soli interessi speculativi, o di rimozione del dolore, attraverso la rimozione della memoria dei luoghi.
Rinnovandole i sensi della mia stima la saluto cordialmente.

Carlo Coppola