sabato 27 settembre 2014

Padre Komitas a 144 anni dalla Nascita


Padre Komitas ormai spento e con lo sguardo fisso nel vuoto
 da una finestra della clinica psichiatrica di Villejuif in Francia
Cento quarantaquattro anni fa nasceva Padre Komitas, al secolo Sogomon Sogomonian. 
Nasceva a Kütahya, nell'attuale Turchia Occidentale, 26 settembre 1869, secondo altre fonti invece il giorno della nascita sarebbe l'8 ottobre 1869.
Fu un compositore, musicista e etnomusicologo armeno, e soprattuto un vardapet, ovvero un archimandrita, delle Chiesa Apostolica Armena, una volta indicata semplicemente come Chiesa Gregoriana.
Quando cerchiamo di rappresentarlo a chi non ha idea di chi fosse  diciamo che egli fu per la musica armena ciò che Bela Bartok fu per la musica rumena. Ma egli è in realtà molto di più, poiché la sua è una vera e propria ricerca di linguaggi, modalità espressive e modi di essere della civiltà armena e del suo patrimonio tanto da essere considerato il padre della moderna musica armena.
La storia ufficiale ci racconta di lui che perse la ragione nel 1915 dopo aver assistito al genocidio armeno ed è considerato uno dei martiri e testimoni del genocidio.

Riportiamo su di lui due testimonianze che ne danno rispettivamente Regina Pesce nel suo pamphlet dal titolo "La Musica Armena" datato 01 febbraio 1932, ma pubblicato nel 1935, e quanto dice di lui il grande poeta e giornalista Hrand Nazariantz in una conferenza del 1939 dal titolo "L'arte di Armenia" la cui trascrizione inedita ci è giunta però incompleta.



" [...] Dell’arte musicale così parla il Maestro di Cappella della Cattedrale di Ecimiazin (sito alle falde del biblico monte Ararat), il Rev. Padre Gomidas. Egli scrive: “Il popolo armeno ha sempre conosciuto, amato, praticato l’arte musicale. Storica o leggendaria, è costante la tradizione, per la quale già da duemila anni fa i nostri antichi cantavano le imprese dei nostri eroi, accompagnandosi con strumenti musicali del quali sfortunatamente siamo poco informati” ".


Il poeta Hrand Nazariantz, anziano, durante una 
delle tante conferenze dedicate alla Patria Armenia
[...] A Mosè Korenese prima, a Padre Gomodas poi, si deve appunto se sono giunti fino a noi questi canti popolari, molti dei quali sogliono essere ripetuti da coppie o da gruppi durante la danza, in particolari cerimonie. Anzi, per essere più esatti, spessissimo avviene che “giovani paesani e novelle spose danzino e cantino improvvisando essi stessi le melodie”. In una festa religiosa, e propriamente durante la festa della Trafigurazione, a Harige, (nella Cirak, a 28 verste da Alessandropoli sull’Aragatz) toccò al Padre Gomidas di assistere all’arrivo di un gruppo di pellegrini ed allo svolgersi delle loro cerimonie. Egli rammenta l’episodio nella sua conferenza “sulla muscia armena”, nella quale con la solita competenza spiega in quale modo il popolo armene crei canzoni, parole e musica. Egli così dice: “Io ho visto e sentito allora quanto mi fossi sbagliato nel pensare che avrei ascoltato canzoni già composte”. Mentre egli era là in attesa: “tutto di un tratto quattro persone si vangarono e formarono una ronda. Essi fecero qualche giro di silenzio, a passi simmetrici, verso destra come si usa in principio della danza. La più brava cantatrice del gruppo si mise a cantare il ritornello seguente:

Amman tello, tello
Siroon tello, tello!



Il coro ripetette lo stesso, e la corifea cantò la prima parte della canzone e il primo verso del ritornello… Il coro ripetette. La corifea cantò la seconda parte della canzone e il secondo verso del ritornello, con una piccola aggiunta… Un nuovo corifeo passò alla testa del gruppo danzante… Cambiò motivo, e cantò con un tono più alto, la prima parte”. Quel giorno - aggiunge Padre Gomidas - io ho notato 34 canzoni nuove. Questo basta per mostrare in che maniera nascono le canzoni rustiche, ed è l’indice più esatto della capacità musicale e poetica dell’anima del popolo armeno."


Hrand Nazariantz dice, assai più brevemente, a proposito di Komitas Vardapet : 

 " Il genio musicale armeno è ancora vivacissimo negli ultimi rappresentanti della razza, senonché molti già corruppero la linfa genuina della modulazione schiettamente armena nelle scuole imperanti nelle capitali di Europa. Vive però il genio della melodia nazionale nei canti popolari che si tramandano ad orecchio dai padri ai figliuoli non senza segni di un completo successo il tentativo di Padre Komitas di riportare alle origini prime della musica nazionale le superstiti e quasi stanche vestigia ancora vive nella bocca del popolo. Però egli si dovette trasportare coi cori e coi cantori nell’altopiano natio, tra le risonanze dei monti aprichi e delle acque cristalline, dove venti profumati toccano quali corde di un’arpa i rami del cedro sui clivi e le canne dei ruscelli.
Non il corruccio per le difficoltà della delicatissima impresa; forse la gioia troppo viva per aver intravisto la possibilità di compiere raggiungere la meta agognata stroncò le forze della mente all'infaticabile ricercatore che oggi in una casa di salute a Parigi mi fugge con terrore da chiunque gli accenni dell’Arte cui egli aveva consacrata la vita.
L’impresa che ha fiaccato un sì potente possente amatore altri pur ritentare con rinnovata energia. "