31 dicembre 2009

Il testo del Concerto in Mi Minore di Van Den Budenmayer

Annuncio a voi tutti una grande scoperta è stato trovato il testo del Concerto in en Mi mineur di Van Den Budenmayer.
Si tratta in realtà di tre terzine del II Canto del Paradiso di Dante Alighieri!!!


O voi che siete in piccioletta barca,
desiderosi d’ascoltar, seguiti
dietro al mio legno che cantando varca,

tornate a riveder li vostri liti:
non vi mettete in pelago, ché forse,
perdendo me, rimarreste smarriti.

L’acqua ch’io prendo già mai non si corse;
Minerva spira, e conducemi Appollo,
e nove Muse mi dimostran l’Orse.

29 dicembre 2009

"Ancora a Colino Damiani (Camminando per Bari vecchia)" di Carlo Coppola



Strade strette attraverso,
per raggiungere San Giacomo.
Pomeriggio oscuro di primavera
per le vie di Bari Vecchia.
Sbaglio strada ed ecco “Il Gesù”.
Mi fermo un attimo a contemplare
i luoghi in cui mio nonno in gioventù
era venuto a pregare,
con speranze per l’avvenire,
con intenti di un mondo migliore.

Guardo attorno, questa o quella casa,

ricostruendo i racconti di zia Laura
e delle storie della famiglia:
ogni tanto qualcosa di nuovo,
ogni volta un accento diverso,
ed io di questo contento,
mi compiaccio ora
nel vedere le tracce:
Narrazioni fatte a matite,
con il lapis della memoria,
che nessuno può cancellare.

Ci potranno sottrarre parole,

ci potranno zittire per sempre,
ma i ricordi più belli di noi
li porteremo freschi, o ingialliti dal tempo,
fino alla soglia di Dite.

28 dicembre 2009

In ricordo di Colino Damiani - Sindaco di Bari

Colino Damiani è tornato alla casa del Padre.
Non è una notizia per altri ma solo per me!
sono arrivato tardi, talmente tardi da non poter partecipare ai suoi funerali. Me ne ha raccontato mia madre e io l'ho appreso in mentre pranzavo, appena tornato dal "confino politico", ove mi trovo a Saltrio nella provincia di Varese, al limite di stato con la Svizzera.
Il prof. Damiani era stato amico di gioventù di Aldo Moro e di mio nonno Carmine Antonio Vox, ed è stato il primo consulente dell'ormai abortito progetto "Una passeggiata invernale: Aldo Moro è stato giovane", promosso e poi rimosso da Anche Cinema, Apulia Film Commission e altre esacerbate quantità di stolidi e laidi personaggi.
La prima volta che lo incontrai mi accolse con gentilezza e mi disse come dico i vecchi di far presto perché sapeva che ogni giorno poteva per lui essere l'ultimo.

Aveva un fisico robusto perché era stato campione di nuoto da giovane, conosceva l'inglese molto bene perché da ragazzo aveva studiato anche negli Stati Uniti con un progetto fulbright.
Era stato sindaco di Bari, primo sindaco con una giunta aperta a sinistra.
Sapeva usare il computer molto bene, scansionare foto inviare posta elettronica e fare altre ricerche. L'ultima volta lo sentii per la Pasqua dello scorso anno per riferirgli che il progetto sul suo amico Alduccio era stato scippato ignominiosamente per le follie delle persone. Mi ha voluto bene e io ne ho voluto a lui perché rappresentava una delle ultime colonne della Bari che amavo, e che oggi si aggira senza dignità nella storia e nella geografia di una nazione scialba, lontana da quella amata da Colino Damiani.
Ora ciò che importa è che il prof. Nicola Damiani abbia raggiunto il suo amico Aldo e le altre colonne della Bari goliardica nel paradiso della verità.

25 dicembre 2009

Per amore del mio popolo non tacerò [parte 4°]

NON UNA CONCLUSIONE: MA UN INIZIO

Appello


Le nostre “Chiese hanno, oggi, urgente bisogno di indicazioni articolate per impostare coraggiosi piani pastorali, aderenti alla nuova realtà; in particolare dovranno farsi promotrici di serie analisi sul piano culturale, politico ed economico coinvolgendo in ciò gli intellettuali finora troppo assenti da queste piaghe”.
Ai preti nostri pastori e confratelli chiediamo di parlare chiaro nelle omelie ed in tutte quelle occasioni in cui si richiede una testimonianza coraggiosa; Alla Chiesa che non rinunci al suo ruolo “profetico” affinché gli strumenti della denuncia e dell’annuncio si concretizzino nella capacità di produrre nuova coscienza nel segno della giustizia, della solidarietà, dei valori etici e civili (Lam.3,17-26).
Tra qualche anno, non vorremmo batterci il petto colpevoli e dire con Geremia “Siamo rimasti lontani dalla pace… abbiamo dimenticato il benessere… La continua esperienza del nostro incerto vagare, in alto ed in basso,… dal nostro penoso disorientamento circa quello che bisogna decidere e fare… sono come assenzio e
veleno”.

Natale 1991

Forania di Casal di Principe (Parrocchie: San Nicola di Bari, S.S. Salvatore, Spirito Santo - Casal di Principe; Santa Croce e M.S.S. Annunziata - San Cipriano d’Aversa; Santa Croce – Casapesenna; M. S.S. Assunta - Villa Literno; M.S.S. Assunta - Villa di Briano; Santuario di M.SS. di Briano)

Per amore del mio popolo non tacerò [parte 3°]

Impegno dei cristiani

Il nostro impegno profetico di denuncia non deve e non può venire meno.

Dio ci chiama ad essere profeti.

- Il Profeta fa da sentinella: vede l’ingiustizia, la denuncia e richiama il progetto originario di Dio (Ezechiele 3,16-18);

- Il Profeta ricorda il passato e se ne serve per cogliere nel presente il nuovo (Isaia 43);

- Il Profeta invita a vivere e lui stesso vive, la Solidarietà nella sofferenza (Genesi 8,18-23);

- Il Profeta indica come prioritaria la via della giustizia (Geremia 22,3 -Isaia 5)

Coscienti che “il nostro aiuto é nel nome del Signore” come credenti in Gesù Cristo il quale “al finir della notte si ritirava sul monte a pregare” riaffermiamo il valore anticipatorio della Preghiera che é la fonte della nostra Speranza.

Per amore del mio popolo non tacerò [parte 2°]

Precise responsabilità politiche

E’ oramai chiaro che il disfacimento delle istituzioni civili ha consentito l’infiltrazione del potere camorristico a tutti i livelli.
La Camorra riempie un vuoto di potere dello Stato che nelle amministrazioni periferiche é caratterizzato da corruzione, lungaggini e favoritismi.
La Camorra rappresenta uno Stato deviante parallelo rispetto a quello ufficiale, privo però di burocrazia e d’intermediari che sono la piaga dello Stato legale.
L’inefficienza delle politiche occupazionali, della sanità, ecc; non possono che creare sfiducia negli abitanti dei nostri paesi; un preoccupato senso di rischio che si va facendo più forte ogni giorno che passa, l’inadeguata tutela dei legittimi interessi e diritti dei liberi cittadini; le carenze anche della nostra azione pastorale ci devono convincere che l’Azione di tutta la Chiesa deve farsi più tagliente e meno neutrale per permettere alle parrocchie di riscoprire quegli spazi per una “ministerialità” di liberazione, di promozione umana e di servizio.
Forse le nostre comunità avranno bisogno di nuovi modelli di comportamento: certamente di realtà, di testimonianze, di esempi, per essere credibili.

Per amore del mio popolo non tacerò [parte 1°]

Siamo preoccupati.
Assistiamo impotenti al dolore di tante famiglie che vedono i loro figli finire miseramente vittime o mandanti delle organizzazioni della camorra.
Come battezzati in Cristo, come pastori della Forania di Casal di Principe ci sentiamo investiti in pieno della nostra responsabilità di essere “segno di contraddizione”.
Coscienti che come chiesa “dobbiamo educare con la parola e la testimonianza di vita alla prima beatitudine del Vangelo che é la povertà, come distacco dalla ricerca del superfluo, da ogni ambiguo compromesso o ingiusto privilegio, come servizio sino al dono di sé, come esperienza generosamente vissuta di solidarietà”.
 
La Camorra
La Camorra oggi é una forma di terrorismo che incute paura, impone le sue leggi e tenta di diventare componente endemica nella società campana.
I camorristi impongono con la violenza, armi in pugno, regole inaccettabili: estorsioni che hanno visto le nostre zone diventare sempre più aree sussidiate, assistite senza alcuna autonoma capacità di sviluppo; tangenti al venti per cento e oltre sui lavori edili, che scoraggerebbero l’imprenditore più temerario; traffici illeciti per l’acquisto e lo spaccio delle sostanze stupefacenti il cui uso produce a schiere giovani emarginati, e manovalanza a disposizione delle organizzazioni criminali; scontri tra diverse fazioni che si abbattono come veri flagelli devastatori sulle famiglie delle nostre zone; esempi negativi per tutta la fascia adolescenziale della popolazione, veri e propri laboratori di violenza e del crimine organizzato.

A diciotto anni da "Per amore del mio popolo"

Diciotto anni fa, il 25 dicembre 1991, dai pulpiti delle chiese della Foranìa di Casal di Principe, risuonava un grido di dolore e un invito alla mobilitazione contro la camorra.
Per amore del mio popolo era il titolo dell’appello ispirato da don Giuseppe Diana e fatto proprio dai parroci di Casal di Principe, di San Cipriano d'Aversa, di Casapesenna, di Villa Literno, di Villa di Briano e del parroco del Santuario della Madonna di Briano.
Il documento era innanzitutto un invito alla ribellione per quel che succedeva in queste terre, quando a cadere sotto i colpi della violenza camorristica erano decine di persone, per lo più giovani che avevano scelto la strada della violenza e della sopraffazione.
Un documento profetico, che ancora oggi è attuale nella denuncia, nell’analisi e nell’invito alla mobilitazione di ogni cittadino che ha a cuore le sorti del proprio territorio.
A Natale del 2009, nel ricordare quella scelta coraggiosa di chi non si piegò alla camorra e diede la vita per il suo popolo per avere scelto di amarlo e di non tacere, vogliamo rilanciare quell’appello e la necessità di continuare a far camminare le idee di don Giuseppe Diana, affinché queste terre siano definitivamente liberate dalla presenza della camorra.

Santo Natale e Propizio 2010
Libera Coordinamento di Caserta e Comitato don Peppe Diana

16 dicembre 2009

Pensando Otello di Carlo Coppola

È la storia del Moro di Venezia, non il racconto di una ascesa al potere, ma il crollo delle aspirazioni politiche, sentimentali, sociali racchiuse nel significato del ‘gesto’.
 Un invito a non fidarsi dei consiglieri a volte, o troppo spesso fraudolenti, ma anche la versione imbastardita e lo sviluppo della “fabula antiqua” di Medea, condotto in epoca moderna ad un approdo speculare rispetto al modello di partenza: un altro esempio della società multietnica che si infrange per invidie, gelosie e rivalità attraverso l’esplosione di bassi istinti sopiti.

È il trionfo del conservatorismo e dei valori di piccole comunità che non sono degne di essere definite patrie, che costringono prima Medea e poi il Moro a indossare ferocemente la maschera di xenos, straniero e per meglio dire estraneo, e che si vedranno ennesime vittime alla fine del secolo XIX i protagonisti nel dramma ibseniano di Casa Rosmer. Proprio la ricomposizione, e affermazione, di questa ‘maschera’ riporta ad istinti profondamente bestiali che fanno dello straniero non più un concetto di pura astrazione ma una concretizzazione del pensiero stesso del male e del pericolo. La diversità e l’estraneità diventano di per se stesse elemento di colpa, che dà poi inizio alla brutalità e non è un caso che il termine  diviene dopo il V sec. A. C. sinonimo di gente che commette azioni turpi ed empie.
Anche il tema specifico del colore di pelle del Moro, è presente nella quasi coeva evoluzione del più maturo barocco europeo dove Gian Battista rappresentava belle schiave nere e questo solo effetto doveva essere certamente molto esotico. A dire il vero però che Otello fosse nero come viene rappresentato dalle sue prime apparizioni on the stage non c’è nessuna prova, soprattutto se pensiamo che il termine Moro poteva indicare anche il colore di pelle degli Arabi. Eppure lo sviluppo apportato dalla fabula di Otello al panorama culturale è certamente notevole, in quanto un Moro diventa addirittura un importante funzionario della Serenissima Repubblica, soprattutto se pensiamo che per avere la certezza storica di un atto di questo tipo si dovrà aspettare la fine degli anni ’50 del secolo appena trascorso, e l’opera del Patriarca di Venezia Roncalli, poi Papa col nome di Giovanni XXIII.

Mentre tutti i passaggi dello sviluppo asseverativo sono presenti in Medea, in Otello si saltano molti dei sintagmi narrativi perché il tipo di pubblico cambia. Se il dramma euripideo era assolutamente popolare e doveva necessariamente spiegare una serie di dati e tappe, partendo da un antefatto e finendo con la condanna il più possibile plateale e sociale della turpe maga-straniera, così non poteva essere per l’opera dello Shakespeare. Il target shakespiriano si presentava, infatti, meno vasto, e certo più elitario. 

Il fine drammatico doveva coincidere con quello pedagogico oltre che con l’aspetto morale. Rispetto al popolo ateniese spettatore delle tragedie negli anfiteatri, ai londinesi del Globe si richiedeva un maggiore sforzo critico che riguardasse le piccole cose: the movements on the stage dovevano essere assai pieni di significato ed al pubblico spettava il compito di cogliere gli aspetti di sincerità ed insincerità dei personaggi, dei fazzoletti ingannatori ed anche le variazioni e gli esiti interni ai vari players. Insomma lo spettatore inglese era costretto ad una attenzione sensoriale ma soprattutto a cogliere le varie realtà psicologiche, cosa che nel pubblico ateniese era espressamente dichiarata dalle sottolineature del coro.

Né contro Iago né contro Otello si schiera l’autore dipinge scene con poche pennellate alla maniera di Guido Reni lascia tutti doppiamente nel dramma con un’ipotesi aperta sulla fine di tutti tranne che di Desdemona, di cui ci pare certa la fine dalle mani del Moro. Ognuno attende la sua fine per mano del drammaturgo che fa rima con demiurgo, come in Che cosa sono le nuvole cortometraggio di P.P. Pasolini, dove l’incerta fine coincide con la certezza della reale distruzione di ogni burattino e di ogni aspettativa nella Ghenna, ovvero nella discarica, e nel nulla.

26 novembre 2009

Versi sparsi



di Carlo Coppola

CUCITURA


In strada


Aspetto

ascolterò una voce profonda e sapienziale,
Attendo.

Sotto la luce gialla

di alti fanali
la gente passa veloce.

Ascolterò i sottili rumori

i rumori esili, i pesanti rumori.

Il bisogno si fa forte ormai

né il bene mi tocca, né male mi assale
ma solo l’incessante
e forse vacua

ATTTESA!


_______________________________

L’amore che si fa

[Dolcissimo arrivo di un viaggio

è il segno che imprimo
ancora una volta ai miei passi!

La ricerca non è stata forzata                           <(Assunto1°)


Cammino nell’assoluto                                    <(Assunto 2°)

immergo i miei denti
nella preda che, fiacca a me cede:

Un buon pezzo di carne

tenera al mio coltello
ben regge i miei assalti,
tagli netti sulla sua tenera pelle.

Eppure i miei denti cadrebbero

o si spezzerebbero...
al solo provarne il sapore.]
                                      
                + d e s i d e r i o f i n a l e
_______________________________
 
Un braccio descrive una lotta:

in una casa oscura il ricorso a questa vertigine, sprofonda.


Mi mostro celebrante del mondo:

Ho paura e sono stanco, non voglio viaggiare all’infinito
ma sento l’oggi e ‘l ieri si dividono.

Un pensiero,

e poi il silenzio del cuore: scoprirò presto l’essenza del vivere solo.
Il mio mondo sembra corrompersi e da lontano vi scorgo il corruttore.

25 novembre 2009

Quando mi parli al telefono [di Mario Luzi]



Quando mi parli al telefono
e mi s'aprono
d'incanto i paradisi
della vocalità -
gli accordi
e i tocchi d'arpa
soffici
appena subsquillanti
di quella voce dai precordi sono
tuoi, sì, ma intanto
è il calmo pelago
della muliebrità
che entra
festosamente ruscellando
nel mattino della stanza
e mi dilava da me,
si porta via la mia nascita,
mi cancella dalla mia morte
lasciandomi sospeso...
è o non è
chi? me stesso
ed il mio ascolto - le dicono da tempo
i suoi interlocutori
uomini o angeli.

15 novembre 2009

Beni confiscati alle mafie [Libera - Caserta]


don Ciotti "L'emendamento della Finanziaria votato ieri al Senato tradisce lo spirito della legge sui beni confiscati".

1995 - Raccolta di firme per una legge popolare sulla confisca e il riutilizzo dei beni alle mafie


1995 - Raccolta di firme per una legge popolare sulla confisca e il riutilizzo dei beni alle mafie
«Con l'emendamento votato oggi al Senato che consente la vendita dei beni immobili confiscati alle mafie, viene di fatto tradito l'impegno assunto con il milione di cittadini che nel 1996 firmarono la proposta per la legge sull'uso sociale dei beni confiscati alla mafia e la loro restituzione alla collettività.
Il divieto di vendere questi beni è un principio che non può e non deve, salvo eccezioni, essere messo in discussione. Se l'obbiettivo è quello di recuperare risorse finanziarie strumenti già ce ne sono, a partire dal "Fondo unico giustizia" alimentato con i soldi "liquidi" sottratti alle attività criminali, di cui una parte deve essere destinata prioritariamente ai famigliari delle vittime di mafia e ai testimoni di giustizia.
Ma è un tragico errore vendere i beni correndo di fatto il rischio di restituirli alle organizzazioni criminali, capaci di mettere in campo ingegnosi sistemi di intermediari e prestanome e già pronte per riacquistarli, come ci risulta da molteplici segnali arrivati dai territori più esposti all'influenza dei clan.
Facciamo un appello a tutte le forze politiche perché questo emendamento, che rischia di tradursi in un ulteriore "regalo" alle mafie, venga abolito nel passaggio alla Camera».

12 novembre 2009

I see a darkness [by Johnny Cash]


Well, you're my friend
And can you see
Many times we've been out drinking
Many times we've shared our thoughts
Did you ever, ever notice, the kind of thoughts I got
Well you know I have a love, for everyone I know
And you know I have a drive, for life I won't let go
But sometimes this opposition, comes rising up in me
This terrible imposition, comes blacking through my mind

And then I see a darkness
Oh no, I see a darkness
Do you know how much I love you
Cause I'm hoping some day soon
You'll save me from this darkness

Well I hope that someday soon
We'll find peace in our lives
Together or apart
Alone or with our wives
And we can stop our whoring
And draw the smiles inside
And light it up forever
And never go to sleep
My best unbeaten brother
That isn't all I see

And then I see a darkness
Oh no, I see a darkness
Do you know how much I love you
Cause I'm hoping some day soon
You'll save me from this darkness.

11 novembre 2009

Lettera ai sindaci dell'agro ["Comitato don Peppe Diana"]

Con grande orgoglio condividiamo e pubblichiamo le riflessioni  riportate nel nuovo comunicato di Libera - Caserta  "Comitato don Peppe Diana"
Si tratta di una lettera aperta ai sindaci dell'agro aversano che vale la pena di essere letta e condivisa.

Dalle Terre di don Peppe Diana nessuna disattenzione ma segnali netti e inequivocabili!

La stagione stragista della camorra casalese che, a partire dalla primavera del 2008 ha seminato morte e terrore nelle nostre contrade sta approdando nelle aule dei tribunali.
Lo sforzo congiunto delle forze dell’ordine e della magistratura, dello Stato e delle istituzioni locali ha dimostrato che è possibile battere la camorra e fermarne la barbarie che ha visto il suo culmine nella strage di Castel Volturno.
Ora che si apre la stagione dei processi ai responsabili di quella inaudita escalation di morte non è possibile alcun calo di tensione e alcuna distrazione.
Uno dei principali impegni assunti dal coordinamento dei sindaci dell’Agro Aversano, riuniti a Casal di Principe lo scorso 18 marzo alla presenza di don Luigi Ciotti, fu quello di costituirsi parte civile nei processi a carico della camorra.
Questo non è ancora avvenuto e noi cittadini responsabili che abbiamo marciato in tanti nel nome di don Peppe Diana nel 15° anniversario della sua uccisione a Casal di Principe sentiamo il dovere di dirlo a voce alta.
Chiediamo a tutti i sindaci dell’Agro Aversano di porre rimedio a questa spiacevole disattenzione lanciando quel giusto e doveroso segnale che la cittadinanza attende dai propri rappresentanti.
Tutti i sindaci, a nome di tutte le loro comunità, parte civile contro la camorra assassina!

                                                                                  Libera Caserta
                                                                                  Comitato don Peppe Diana

05 novembre 2009

Il colore della Menzogna [di Carlo Coppola]

___________________________________________________

Prima versione
Fasci di luce disegnano ombre, reiterando un avvio costante (quasi) una sorpresa oltre la quale non si riconosce più nulla. La polvere ha solo il sapore del vuoto:abolire parole, consacrare parole. Parvenze. E non c’è avvenire. Sembra rabbia che non risponde ai richiami e si trasformi senza alternare colori (quasi) il desiderio di ridurre a sé l’idea di un mondo a cui si detrae significato, anche se solo a piccoli tratti.

Seconda Versione

Sospetti, esistenze naufraghe, delitti, illusioni. Lo sguardo ceruleo, e livido sulla provincia Francese, delicata e feroce come di qualsiasi provincia, brucia il posto all’estraneo contraendone le aspettative senza il peso del rimorso. Ognuno si fa mistero, e sospetto, per l'altro e per se stesso. Verità e menzogne se ne stanno, simili a quadri che ingannano con finte prospettive ma con indiscussa solidità rappresentativa. Tutto è inganno. Un groviglio racchiude i colori di mezze verità, di sinonimi e contrari, tutto è parvenza, a significare l’estraneità di ogni impressione plausibile a qualsiasi vicenda umana. Anche i corpi ingannano: una moglie bambina col corpo di donna ha occhi allagati nella malinconia. Ciò che resta alla fine è solo un filo percorribile da capo a coda, che non prevede lungo il suo percorso lacune di senso, ma solo al massimo solo raccordi. La menzogna è davvero il motore di ogni azione artistica ed emotiva.

Terza versione
Sospetti, illusioni, parvenze nella elitaria provincia francese. Nessuno sguardo sotteso, nessun incontro su cui incomba l’amore. La luce non si disgrega sulla realtà, ma proitta e modifica l’ombra di un quotidiano che non incombe. Nessun corpo in ricerca ma solo teste. Groviglio asciutto, secco rinsecchito, antiemotivo. Groviglio di parvenze. Teste senza anima, intente solo alla seduzione di altre teste, a riempirne di cupezza il volto. Ciò che resta è un filo percorribile da capo a coda, che non prevede, lungo il suo percorso, lacune di senso, ma solo, al massimo, raccordi e putrefazione.

02 novembre 2009

Ricordando Alda Merini con un "Delirio Amoroso"



Ricordare Alda Merini lo fanno tutti io provo a farlo con un alcune note su Delirio Amoroso un lavoro teatrale che Licia Maglietta trasse dalle sue opere. Ciao Alda

"Quando viene calato il sipario di un inaudito teatro, le marionette sono fuori, spente. Noi invano cerchiamo usignoli d'amore. Invano cerchiamo ciottoli per oscuri rosari. Il nostro padre è stato analizzato senza la psicanalisi. Buttate via le cliniche psichiatriche che ci difendono dalla follia! Com'è grande il delirio!"

Alda Merini

___________________________________________________________
"A Licia Maglietta....
La tua grazia superba e tribale
quel tuo nudo di donna
che esce dagli incanti delle parole
quel tuo seno rappreso dentro i giorni
del tuo vestito succinto
di pura vestale del suono.
Ahimè! Quante domande Licia.
Quanti amanti di sogno
ti hanno tenuta viva tra le braccia
come un pesce che anela l’agonia
e dopo quel tuo sguardo superbo
di patrizia di antica Roma
ecco i miei figli
sono degni dell’impero."

Alda Merini per Licia Maglietta
Milano, 20 marzo 1995





Delirio amoroso


un monologo di Licia Maglietta su testi di Alda Merini

costume
Katia Manzi
luciPasquale Mari
suonoDaghi Rondanini
direzione tecnica
Lello Becchimanzi

una produzione Teatri Uniti a cura di Angelo Curti

25 ottobre 2009

Via Gradoli - Roma [di Carlo Coppola]

Ancora una volta questo nome risuona come un incubo per il mondo politico italiano, per la nostra storia e provoca un pianto a singhiozzi per amici, patrioti ed eroi il cui volto viene oltraggiato, diffamato, vilipeso, ingiuriato.
Nessun paragone tra la tristezza che ogni giorno a distanza di anni ci provoca il nome di Aldo Moro e quella di oggi dovuta all'abiezione morale di un singolo, protagonista di una vicenda del tutto contemporanea.
Al nome di Aldo Moro, infatti e al suo ricordo, non possiamo che inginocchiarci e ringraziar Dio di averci onorati d'essere suoi connazionali, nati e fatti uomini della sua stessa carne e del suo stesso sangue.
Al nome di Aldo Moro oggi ancora alcuni tramano, altri girano la faccia colpevoli di una colpa diretta o solo rei in coscienza di menefreghismo, e di ignavia o di lesa maestà. In via Gradoli 96 ci dice la storia i perfidi brigatisti, infervorati di idee vili lo tennero, lunga pezza, e sempre in quella via e a quel civico dovevano esserci proprietà segrete dei servizi segreti.
Altra cosa è la tristezza morale, lo svuotamento, il senso di rabbia sotteso al cuore che pone in grande difficoltà il mondo politico romano e laziale.
Questa seconda vicenda porta al nome di Piero Marrazzo, presidente della Regione Lazio, un politico preso dalla società civile, un giornalista in prima linea contro i soprusi e gli abusi fatti nei confronti del cittadino.
La tristezza è forte perché in via Gradoli il presidente auto-dimissionario incontrava alcuni transessuali per incontri la cui natura era certamente sessuale, gettando con questi incontri ignominia su di sé, sulla propria famiglia, sulla memoria di quel grande giornalista antimafia che fu suo padre.

Via Gradoli a Roma sta nei pressi della Casilina in una zona tranquilla dove la gente è cordiale ma abbastanza per farsi i fatti propri. C'è da chiedersi di chi fosse quell'appartamento nel quale stavano i transessuali per cui Marrazzo e finito nei guai. E se scoprissimo ancora che quell'appartamento appartiene ancora hai servizi segreti? E se scoprissimo che i servizi deviati tenevano lì i trans a posta? Non ci poniamo questi interrogativi, sarebbe riaprire le vecchie feriti che riportano agli assassini di Aldo Moro e ai mandanti di tante ordinarie storie all'Italiana.

LE IENE – RESERVOIR DOGS [di Carlo Coppola]


SINOSSI

Dopo aver discusso fino alle mani su questioni quali il significato di Like a Virgin di Madonna o la necessità di lasciare la mancia ad una cameriera, sei rapinatori professionisti che si chiamano tra loro con nomi di colori, assaltano una gioielleria. Due muoiono, gli altri si ritrovano in un deposito in attesa che sopraggiunga il boss organizzatore del colpo. Tra loro un poliziotto infiltrato, uno pscicopatico, e vari cliché di gangster si contendono una preda.


RECENSIONE

L’ineffabile rigore morale, tipico della malavita tutta “onore e rispetto”, spinge Quentin Tarantino all’esordio violento e pessimista dietro la macchina da presa. Ne viene fuori l’immagine netta di un mondo di cui tutti i partecipanti sono destinati a cadere come pedine di un destino già scritto sin dal prima inquadratura. Ogni gesto si compie come da programma: le pistole sparano tutte, tutti i coltelli tagliano, tutto il sangue che deve scorrere scorre, e coloro che non sono del tutto morti non sono davvero morti.
La coerenza è massima, tanto visivamente quanto nelle psicologie apparentemente assurde e ridicole di tutti i personaggi, così che Tarantino giunge al punto da trasformare il gangster in un lavoratore come gli altri: stesse frustrazioni, stesse aspettative. Aggiunge, innovandolo, solo un espediente noto al “cinema d’azione” fin dai primordi: una situazione nella quale più di due persone si tengono sotto tiro a vicenda con le armi, in modo che nessuno possa attaccare il suo opponente senza essere a sua volta attaccato. Questa scelta compositiva prende molti nomi: Mexican standoff o Mexican standout o Triello, la ritroviano in alcune tragedie greche, e nell’epica di tutto il mondo in ogni tempo. La rottura di questo apparente equilibrio determina l’azione finale, l’assalto, che non può lasciare vivo nessuno, determinando l’annientamento di tutti indistintamente.

L'esordio alla regia di QUENTIN TARANTINO

Quentin “Jerome” Tarantino nasce a Knoxville, nel Tennessee, il 27 marzo 1963. Dopo la separazione di genitori si trasferisce con la madre in California, a sud di Los Angeles, dove trascorre l'infanzia coltivando l’intersse per il cinema e per i fumetti. A diciassette anni lascia gli studi e si iscriversi a un corso di recitazione, mantenendosi con piccoli lavori prima di essere assunto presso. Il suo interesse per la sceneggiatura e la regia supera, ben presto, quello per la recitazione. Nel 1986 tenta di produrre il suo primo lungometraggio da regista, My Best Friend’s Birthday, autofinanziandosi. A causa di innumerevoli contrattempi, la lavorazione si protrae per tre anni e il progetto naufraga definitivamente a causa di un errore di sviluppo della pellicola in laboratorio. Successivamente scrive e vende le sceneggiature di Una vita al massimo e Assassini nati che gli permetteranno di acquisire visibilità tra gli addetti ai lavori. I riscontri positivi lo incoraggiano, quindi, a lavorare ad una nuova sceneggiatura, Le iene, con cui debutterà alla regia ottenendo grande successo di pubblico e di critica.

23 ottobre 2009

"Misure di sicurezza" di Gu Cheng



Hanno attentato alla vita del re.
Il colpevole è un moscerino.
Dal Ministero della Sicurezza
immediata parte la caccia.
Il moscerino è un aereo in miniatura
ha bisogno dell'aria per volare.
é' l'aria la sua complice!
CATTURATE L'ARIA!

L'aria ha un amante:
si chiama respiro
ARRESTATE IL RESPIRO
Subito!

E il re chiude gli occhi tranquillo.

18 ottobre 2009

Per scrivere [by Carlo Levi]





Per scrivere, bisogna avere la morte
dietro la porta, in attesa.
Entra, spia dalla spalla la mano
che fa segni sulla carta, sospesa
a quel filo nero, così forte
che si dimentica, e si allontana.

Per scrivere bisogna avere la vita
dentro le porte, sorpresa
imprevedibile del presente
impiumata d’amore, gloria e collana
di braccia tenerissime, e sì ardita
da fare di quel filo una sorgente.

15 ottobre 2009

Archeologia [di Roberto Vecchioni]



Chissa perchè ricordo te 'sta sera non vale più la scusa dell'amore
eppure mi succede che la mano sta volta non la trova la parola
il mio mestiere è fatto di testate sul muro della gente che lavora
per un'idea do il regno, do il cavallo ma quando non mi viene alla malora
chissà perchè ricordo te 'sta sera
chissà perchè ricordo te 'sta sera
Vuoi ridere? oggi penso all'avvenire io che se la sera avevo mille lire
me le bruciavo come punizione perchè un giorno vale una canzone
e mentre mi si spengono le stelle e il mondo fa le macchie sulla pelle
tu non mi hai chiesto niente in quel cortile oggi l'amore ha un lascito mensile
chissà perchè ricordo te 'sta sera
chissà perchè ricordo te 'sta sera

Rallegrerò l'inverno di mio padre con un bambino eletto re di spade
farò felice quella che mi ha amato l'asino resta in piedi finchè ha fiato
ma quando rivedrò la primavera saltarmi addosso come un'avventura
scusatemi se scenderò le scale c'è un piano che non so dimenticare
chissà perchè ricordo te 'sta sera
chissà perchè ricordo te 'sta sera

Sarà perchè ricordo te 'sta sera sarà perchè sei stata la più sola
come un pagliaccio che non dice niente non sa come far ridere la gente
sarà ma c'è l'inverno di mio padre o forse è stata solo una parola
che come te mi resta nella gola chissà perchè ricordo te 'sta sera
chissà perchè ricordo te 'sta sera
Sarà perchè ricordo te 'sta sera
sarà perchè sei stata la più sola come un pagliaccio che non dice niente
non sa come far ridere la gente sarà, ma c'è l'inverno di mio padre
l'amore di una donna che ci crede o forse è stata solo una parola
che come te mi resta nella gola chissà perchè ricordo te 'sta sera
chissà perchè ricordo te 'sta sera.

Rifiuti sparsi al vento [di Carlo Coppola]

Nessun senso panico... solo rabbia per chi mi ha costretto ad abbandonare la Puglia. Questa rabbia si è fatta odio viscerale in poche settimane.
Tale odio sedimentato da tempo contro i poteri forti, contro Nichi Vendola, contro chi "l'ha sposato", e contro tutti coloro che rendono possibili ogni giorno tali sodalizi e matrimoni a discapito di altri certo più degni, più capaci, più qualitativamente vicini alle eccellenze artistiche, culturali ed emotive.
Ora che sono al nord, nel varesotto, mia terra natia dopo quasi un trentennio di assenza forzata mi rendo conto della differenza fra la Puglia corrotta e la Lombardia, quasi Svizzera, del rispetto delle regole. Oggi insegno con soddisfazione a più di cento alunni mi dico felice nonostante le difficoltà e le gravi azioni che se pur rare accadono da queste parti.
Il sud ridotto tristemente a far-west è ormai una terra senza legge, dimentico della propria storia e della propria cultura, è terra adatta solo per le vacanze, usa le proprie tradizioni solo per vendere pacchetti turistici, ed è ormai privo di menti illuminate quali furono i grandi Giustino Fortunato, Benedetto Croce, Tommaso Fiore e i suoi figli, e langue tra i vari sfruttamenti umani, morali, culturali e politici.

12 ottobre 2009

Freddo [di Momo]




Quando arriva il freddo è un gelo dell'estate
è il sole che scompare
Quando arriva il freddo è un cane che non vede
è un temporale al mare
Quando arriva il freddo è una donna bianca
è una domenica di sale
Quando arriva il freddo è una nuvola deserta
è una notte che ti aspetta
Quando arriva il freddo via ti porterei e farei di meglio
costruirei il cielo lo incendierei
fino a quando il fuoco brucerà l'amore amore che tu sei...
Quando arriva il freddo è strano io non so
è quello che non ho
Quando arriva il freddo è il tempo che non passa
è tutta la mia vita
Quando arriva il freddo è una lacrima del vento
è un signore col paltò
Quando arriva il freddo è come trasalire è come dire no
Quando arriva il freddo io t'incontrerei tra il toro e il capricorno
nella costellazione di tutti i sogni tuoi
fino a quando il giorno risorgerà tra noi l'amore che mi vuoi.

11 ottobre 2009

Storico accordo tra Turchi e Armeni

Turchia e Armenia hanno firmato questa sera a Zurigo lo storico accordo di normalizzazione che dovrà porre fine a quasi un secolo di ostilità tra i due Paesi. La cerimonia della firma si è svolta con oltre quattro ore di ritardo sull'ora fissata a causa di difficoltà dell'ultimo minuto tra la delegazione Usa e quella armena.
Alla cerimonia prendono parte, oltre ai due ministri degli Esteri firmatari - il turco Ahmet Davutoglu e l'armeno Edward Nalbandian - anche il ministro degli Esteri della Confederazione elvetica, il segretario di Stato Usa Hillary Clinton, il ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov e quello francese Bernard Kouchner.
L'Europa è rappresentata dal presidente del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa, lo sloveno Samuel Zbogar, e dal capo della diplomazia Ue, Javier Solana.
La Commissione europea accoglie con favore la firma da parte dei ministri degli Esteri dell'Armenia e della Turchia dei protocolli che stabiliscono relazioni diplomatiche e di sviluppo bilaterale, inclusa l'apertura del confine comune.
L'esecutivo Ue, si sottolinea in un comunicato, considera la firma un "passo coraggioso" verso la pace e la stabilità nella regione del Caucaso meridionale e "una decisione davvero storica che mostra la disponibilità al compromesso su entrambi i fronti".

10 ottobre 2009

"My Body Is A Cage" [by Arcade Fire]


dedicated to Mr. Barack Obama
- Nobel Prize for The Peace 2009 -


My body is a cage that keeps me
From dancing with the one I love
But my mind holds the key

My body is a cage that keeps me
From dancing with the one I love
But my mind holds the key

I'm standing on a stage
Of fear and self-doubt
It's a hollow play
But they'll clap anyway

My body is a cage that keeps me
From dancing with the one I love
But my mind holds the key

You're standing next to me
My mind holds the key

I'm living in an age
That calls darkness light
Though my language is dead
Still the shapes fill my head

I'm living in an age
Whose name I don't know
Though the fear keeps me moving
Still my heart beats so slow

My body is a cage that keeps me
From dancing with the one I love
But my mind holds the key

You're standing next to me
My mind holds the key
My body is a

My body is a cage
We take what we're given
Just because you've forgotten
That don't mean you're forgiven

I'm living in an age
That screams my name at night
But when I get to the doorway
There's no one in sight

My body is a cage that keeps me
From dancing with the one I love
But my mind holds the key

You're standing next to me
My mind holds the key

Set my spirit free
Set my spirit free
Set my body free

08 ottobre 2009

Il cielo capovolto [di Roberto Vecchioni]



(ultimo canto di Saffo) 


Che ne sarà di me e di te
che ne sarà di noi?
L’orlo del tuo vestito,
un’unghia di un tuo dito,
l’ora che te ne vai...
che ne sarà domani, dopodomani
e poi per sempre?
Mi tremerà la mano,
passandola sul seno,
cifra degli anni miei...
A chi darai la bocca, il fiato,
le piccole ferite,
gli occhi che fanno festa,
la musica che resta
e che non canterai?
E dove guarderò la notte,
seppellita nel mare?
Mi sentirò morire
dovendo immaginare
con chi sei...
Gli uomini son come il mare
l’azzurro capovolto
che riflette il cielo;
sognano di navigare
ma non è vero.
scrivimi da un altro amore,
e per le lacrime che avrai negli occhi chiusi,
guardami: ti lascio un fiore
d’immaginari sorrisi. 

Che ne sarà di me e di te,
che ne sarà di noi?
Vorrei essere l’ombra,
l’ombra di chi ti guarda
e si addormenta in te;
da piccola ho sognato un uomo
che mi portava via,
e in quest’isola stretta
lo sognai così in fretta
che era passato già!
Avrei voluto avere grandi mani,
mani da soldato:
stringerti così forte
da sfiorare la morte
e poi tornare qui;
avrei voluto far l’amore
come farebbe un uomo,
ma con la tenerezza,
l’incerta timidezza
che abbiamo solo noi... gli uomini, continua attesa,
e disperata rabbia di copiare il cielo;
rompere qualunque cosa,
se non è loro!
Scrivimi da un altro amore:
le tue parole
sembreranno nella sera
come l’ultimo bacio
dalla tua bocca leggera.

03 ottobre 2009

Primo sabato di relax [di Carlo Coppola]

Cosa fare in questo posto "buco di culo del mondo" come diceva una vecchia canzone, quando è sabato è c'è fuori il sole?
Ieri sera ho chiamato un amico che abita a Brescia e che mi ha ricordato come questa regione sia piena di baresi, forse e più di quanto non sia la vecchia Bari da barzelletta tutta corruzione, mignotte e raccomandazioni. Non c'è il mare è vero... ma dopo un po lo sguardo del mare ci stacca l'anima e se la porta via. Io sono fatto di terra e torno alle origini. Forse non me ne vado a passeggiare sul lungomare o al parco due giugno. Ma qui è tutto un parco e lo sguardo della natura fatta di monti e boschi non ci spaura e ci fa resistenti
.
Bari è morta, il sud è morto, schiacciato dalle ceneri dei partiti papponi che lasciano strascichi lunghi assai. Quelli eran nati sulle ceneri del passato regime, e quello sulle invasioni barbariche degli annessori piemontesi, e così via con i Borboni, gli Austriaci, gli Spagnoli, i Francesi e gli Svevi e Bizantini e Romani e Greci. Mai nessuna capacità di decider da soli, di autogovernarsi.
E muore ignominiosamente quel sud bambino
da cui ogni trent'anni generazioni nuove devono emigrare per l'incapacità politica, organizzativa, amministrativa.
Siano maledetti oggi e sempre tutti coloro che fanno di quel sud una colonia di questo o di quel paese, e mangiatoia per l'interesse di parte.

24 settembre 2009

Il corpo di padre Pio

Oggi che la Chiesa ricorda il trapasso, il natale celeste del frate taumaturgo più venerato della nostra era, il suo corpo è stato nuovamente tumulato. Occultato agli occhi dei devoti e del mondo.
Il corpo del frate era stato trovato intatto o quasi a detta dei referti ufficiali della ricognizione canonica, tanto che se ne era decisa l'ostensione per l'uso e abuso delle folle necrofile e oceaniche, ma meno oceaniche di quello che si prevedeva.
Il mancato successo del voyeurismo forse avrà sorpreso le autorità competenti e quanti avevano organizzato l'ennesima ostentazione di corpi a fini lucrativi, un giubileo di carne. Nessuna polemica contro il santo o la santità ma solo contro chi ne ha oltraggiato le spoglie mortali, facendogli trucco e parrucco. Un monaco morto vestito da santo in vita ostacolato dalla Chiesa, amato e disprezzato dai papi a lui presenti e futuri. Una maschera quasi invisibile gli ricopre il volto appena consunto dal tempo ne resta la freschezza del sonno di pace che conduce alla morte. Ed ora la teca d'argento ne ricoprirà di nuovo le spoglie mortali ed il suo sarcofago assomiglierà ad un reliquiario di fattura barbara scolpito in modo imperfetto per varcare perfettamente le soglie del tempo.

23 settembre 2009

De Schola [di Carlo Coppola]

....E dove ce ne andiamo a solcare i mari a e agire sconsideratamente alle cose umane e divine?
L'insegnamento, questa strana commistione di passaggi di nozioni, notizie, grida, richiami pastorali, fischi canini, ultrasuoni ed ogni ben di Dio che vi si aggiunga, atto al richiamare l'attenzione di questi studenti della scuola d'obbligo, obbligati a venirci loro malgrado.
Essi, i discepoli odiano più di noi la Maria Stella S-Terminetor.
Qui prodest?
Sui poster l'ardua sentenza e, n-facc a Crist la nostra semenza! Niente a che vedere con il precettore, magister plagosus, del Quinto Orazio Flacco che je menava e pure di brutto per i motivi più vari.
Così noi docenti siam diventati pastorali reggitori di greggi belanti, pascolanti, di agnelli allupati dalle contraddizioni di una società rutilante, demotivante, affaticante e sempre inutilmente dolente... E siamo tornati in Arcadia tra le montagne verdi, tra le piccole valli, con l'amico più sincero un coniglio dal muso nero. Qualcuno l'Arcadia già l'aveva vista, conosciuto il Sannazzaro arcadizzante appresso al Tateo commentante.
Che resta da dire? Viva la postorizia...
Ma attenti! I Banditi di Orgosolo eran anch'essi pastori !

14 settembre 2009

"La mia quistione" Carlo Coppola


Terra di Puglia che ti amai come fossi mia
Terra di Lavoro che piansi e piango ancora
Ritorno forzoso da lunge, d'ove venni.

Qui non c'è lavoro per gli onesti,

per chi non si cela dietro leggi inique
per chi combatte con la forza delle armi proprie.

Terra corrotta

Terra di raccomandazione
Terra di profittatori
Terra di politici gai e puttane
Terra d'amore e terra d'odio
Terra il cui sangue scorre e scorrerà in eterno
Terra di passione che da quel sangue viene
Terra di baci potenti e di morsi di tarante.

Eccomi parto come mio padre prima di me

ma non farò il suo errore e resterò lontano
a baciare la tua immagine e maledire il tuo nome
in Eterno!

Quistione meridionale [di Rina Durante]



Il nonno di mio padre era brigante
come Carmine Crocco e Ninco Nanco
è sua la testa mozza che financo
sopra i libri di storia hanno stampato
rubava ai ricchi per dare ai cafoni
per questo gli tagliarono i coglioni.

Per lui la Quistione meridionale
non è stata certo un buon affare.

Il nonno di mio padre era bracciante
disoccupato e morto di fame
un giorno fu preso a lavorare
nel tavoliere come stagionale
non sapeva che s'era scioperato
per questo si trovò morto ammazzato

Per lui la Quistione meridionale
non è stata davvero un buon affare

Il padre di mio padre non aveva
nemmeno terra dove lavorare
allora decise di occupare
un pò di terra incolta nell'Arneo
ma un poliziotto con la camionetta
gli fece a pezzi la sua bicicletta

Per lui la Quistione meridionale
non è stata davvero un buon affare

Mio padre infin è stato un emigrante
io dico è stato perchè non c'è più
non voglio ricordare come fu
a voi non interessa e a me fa male
non so neppure dov'è seppellito
perchè non scrisse più dopo partito

Per lui la Quistione meridionale
non è stata davvero un buon affare.

Conosco invece un tizio un professore
che studiando con cura la Quistione
del Mezzogiorno in breve è diventato
un grosso personaggio, un deputato
dirige enti corsi e scuole d'arte
e gli entrano quattrini da ogni parte
per lui la Quistione meridionale
è stata certamente un buon affare.

Ascolta " Quistione_Meridionale (1982).mp3 "

25 agosto 2009

dal De Otio .... [di Lucius Annaeus Seneca]

Solemus dicere summum bonum esse secundum naturam vivere: natura nos ad utrumque genuit, et contemplationi rerum et actioni. Nunc id probemus quod prius diximus. Quid porro? Hoc non erit probatum, si se unusquisque consuluerit quantam cupidinem habeat ignota noscendi, quam ad omnes fabulas excitetur? Navigant quidam et labores peregrinationis longissimae una mercede perpetiuntur cognoscendi aliquid abditum remotumque. Haec res ad spectacula populos contrahit, haec cogit praeclusa rimari, secretiora exquirere, antiquitates evolvere, mores barbararum audire gentium. Curiosum nobis natura ingenium dedit et, artis sibi ac pulchritudinis suae conscia, spectatores nos tantis rerum spectaculis genuit, perditura fructum sui, si tam magna, tam clara, tam subtiliter ducta, tam nitida et non uno genere formosa solitudini ostenderet. Ut scias illam spectari voluisse, non tantum aspici, vide quem nobis locum dederit. In media nos sui parte constituit et circumspectum omnium nobis dedit; nec erexit tantummodo hominem, sed etiam, habilem contemplationi factura, ut ab ortu sidera in occasum labentia prosequi posset et vultum suum circumferre cum toto, sublime fecit illi caput et collo flexili inposuit; deinde sena per diem, sena per noctem signa perducens nullam non partem sui explicuit, ut per haec quae obtulerat oculis eius, cupiditatem faceret etiam ceterorum. 
(Lucius Annaeus Seneca, De otio, 5 passim)


__________________traduzione_________


Siamo soliti dire che il sommo bene è vivere secondo natura: la natura ci ha generato per entrambi gli scopi, per la contemplazione e per l'azione. Ora dimostriamo lo scopo che abbiamo detto per primo. Che dunque? non sarà ciò dimostrato, se ciascuno consulterà sé stesso su quanto grande desiderio abbia di conoscere l'ignoto, quanto sia stuzzicato a tutti i racconti? Navigano certuni e sopportano le fatiche di un viaggio lontanissimo per la sola ricompensa di conoscere qualche cosa di nascosto e di remoto. Questa aspirazione raduna masse agli spettacoli, questa costringe a cercare scavando ciò che è stato chiuso e nascosto, ad indagare su ciò che è appartato, a svolgere i rotoli dei fatti antichi, ad ascoltare i racconti sui costumi di genti barbariche. La natura ci ha dato un carattere curioso e, consapevole della propria sapienza tecnica e della propria bellezza, ha generato noi come spettatori di spettacoli tanto grandi, perché perderebbe il frutto di sé, se fatti tanto grandi, tanto luminosi, con tanta cura elaborati, tanto brillanti e non per un solo aspetto belli, li mostrasse ad un deserto. Affinché tu sappia come la natura ha voluto si assistesse al suo spettacolo, non solo fosse vista, guarda che posto ha dato a noi: ci ha messi nella parte centrale di sé e ci ha dato la possibilità di guardare intorno tutte le cose; e non solo ha fatto diritto l'uomo, ma volendo, come penso, renderlo adatto anche alla contemplazione, affinché fosse in grado di accompagnare le stelle che scivolano da oriente ad occidente e di girare intorno il suo volto unitamente al tutto, gli ha fatto la testa volta verso l'alto e l'ha posta su di un collo flessibile; poi, conducendo il corso di sei costellazioni durante il giorno, di sei durante la notte, ogni sua parte ha dispiegato affinché, con queste visioni che aveva offerto ai suoi occhi, provocasse il desiderio anche di altre.

Il Ministro degli Esteri Armeno twitta un messaggio di solidarietà con l'Italia

Questa mattina il Ministro degli Esteri della Repubblica di Armenia  Zohrab Mnatsakanyan ha pubblicato un tweet in lingua inglese d...